Decreto di accoglimento del Giudice del Registro di Potenza, n. cronol. 1618/2020 del 15/09/2020, RG n. 225/2020

Decreto del Giudice del Registro delle Imprese presso il Tribunale di Potenza, R.G. n. 225/2020 V.G., depositato in data 15.9.2020 – SUI POTERI DEL CONSERVATORE DEL REGISTRO DELLE IMPRESE E SUL CD. “CONTROLLO QUALIFICATORIO” CHE DEVE OPERARE.

Il sig. X, esercente attività di costruzioni e lavorazioni edili, iscriveva, nel 2005, la ditta X presso il Registro delle Imprese di Matera, con numero REA: X1.

Successivamente, ossia nel 2016, con contratto di affitto di ramo d’azienda, il sig. X concedeva in affitto alla società Y il ramo d’azienda attrezzato ed operativo afferente il settore delle costruzioni nonché l’esecuzione delle lavorazioni, oltreché, naturalmente, l’utilizzo dell’attestazione SOA, ossia della certificazione obbligatoria per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori.

Nel 2019, però, l’Organismo di Attestazione, ovvero la società autorizzata ad operare dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP), in sede di istruttoria per il rinnovo dell’attestazione SOA, rilevava la sussistenza di un serio problema, ossia che la ditta X risultava cancellata dal Registro delle Imprese, e ciò a far data dal 21.2.2017, a seguito di domanda volontariamente presentata in data 30.1.2017; e, di conseguenza, non disponeva la rinnovazione dell’attestazione SOA.

Senonché, l’avvenuta cancellazione dal Registro delle Imprese era dipesa da un errore materiale, poiché, in realtà, s’era inteso comunicare al Registro delle Imprese solo lo stato di “inattività” della ditta individuale e non già la sua cancellazione, in quanto, per l’appunto, concessa in fitto, e ciò per metterla in “stand by”, e quindi, fiscalmente, al riparo dagli studi di settore.

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Il problema non era di mera forma, ma di contenuti, ed anche molto serio, potendo, ove non fosse stato risolto, determinare addirittura il tracollo economico sia del sig. X, che della società Y. Ciò, in quanto, ove non fosse stata ripristinata la posizione REA erroneamente cancellata, e si fosse richiesta, invece, come suggerito dal Conservatore della CCIAA, una nuova iscrizione, sarebbe accaduto che l’Organismo di Attestazione, ovvero la società autorizzata ad operare dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP), in sede di istruttoria per il rinnovo dell’attestazione SOA, imbattendosi in un nuovo numero REA, avrebbe disconosciuto la ditta X, in capo alla quale erano maturati i requisiti, e avrebbe revocato l’attestazione SOA, ossia la certificazione obbligatoria per la partecipazione a gare d’appalto per l’esecuzione di appalti pubblici di lavori. Il che, con un danno economico inimmaginabile. Non solo.

Si sarebbe potuta, anche determinare una situazione disastrosa, in quanto, dovendosi ritenere la ditta X cessata dal 31.12.2016, e dovendosi ritenere cessata, per ovvia conseguenza, e dal medesimo dies a quo, anche la validità della citata SOA, utilizzata per effetto del contratto di affitto di ramo aziendale dalla società Y, ne sarebbe derivato che quest’ultima società, medio tempore, avrebbe partecipato abusivamente a gare d’appalto per lavori pubblici nell’ultimo triennio.

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Che si fosse trattato di un mero errore materiale era comprovato, sul piano formale, dalla circostanza che nella comunicazione inviata nel 2017 al Registro delle Imprese e posta a fondamento della domanda di cancellazione della ditta X, l’essersi flaggata la casella “cancellazione dal registro delle imprese” risultava, però, incompatibile con le risultanze delle dichiarazioni inserite negli altri moduli inviati telematicamente dall’imprenditore.

Che si fosse trattato di un mero errore materiale era comprovato, altresì, sul piano sostanziale, dal fatto che la ditta X non aveva giammai chiuso la sua partita IVA; dalla stipula del citato contratto di fitto di ramo d’azienda; e soprattutto dalle plurime circostanze per cui, a far data dalla stipula del predetto contratto di affitto di ramo d’azienda, e sino a tutt’oggi, la società Y, utilizzando il ramo d’azienda e la SOA della ditta X, di cui era, appunto, affittuaria, aveva vinto numerose gare d’appalto e stipulato altrettanti contratti pubblici, eseguendo tutti i relativi e numerosi lavori. Tutti fatti dinamici, questi, incompatibili, con la volontà di cessare la ditta.

Il sig. X, dunque, appena avuta notizia dell’avvenuta cancellazione, suo malgrado, della sua ditta dal Registro delle Imprese, si era subito attivato per chiedere al Conservatore del Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Basilicata, il ripristino, a far data dall’avvenuta (erronea) cancellazione, della posizione REA della ditta X, in quanto essa doveva, per l’appunto, risultare “inattiva”, e non, invece, “cessata”.

Purtroppo, però, il Conservatore della Camera di Commercio, opponeva il suo diniego, e quest’ultimo veniva impugnato, ex artt. 2190-2191 c.c., dagli avvocati Giuseppe Fausto Di Pede e Michele Berloco, dinnanzi al Giudice del Registro.

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Il Giudice del Registro delle Imprese, presso il Tribunale di Potenza, con decreto depositato in data 15.9.2020 (causa iscritta a R.G. n. 225/2020 V.G.), accoglieva il ricorso e ordinava al Conservatore del Registro delle Imprese presso la CCIAA della Basilicata di cancellare l’avvenuta cancellazione, presso il Registro delle Imprese di Matera, ed in capo alla ditta X, della posizione REA X1.

Più specificamente, il Giudice premette, innanzitutto, che “il registro delle imprese ha assunto, per volontà del legislatore del 1993, le funzioni tipiche di un pubblico registro cui è assegnata un’insostituibile funzione informativa e pubblicitaria, costituendo in particolare l’unica fonte con validità legale dei fatti ed atti riguardanti il mondo delle imprese. Il registro, dunque, è destinato a creare nei confronti dei terzi un legittimo affidamento, giuridicamente tutelato, della legalità e validità delle informazioni e dei dati ivi inseriti; la funzione specifica di un pubblico registro consiste nel diritto, riconosciuto ad ogni cittadino di accedervi ricavandone informazioni che hanno piena valenza giuridica, il che significa che le stesse sono normalmente esatte e veritiere, che possono essere utilizzate in ogni contenzioso da parte dei soggetti in lite e che il giudice li deve assumere come vere”.

Ciò posto, il Giudice continua riferendo che “la dottrina e la giurisprudenza dei Giudici del Registro si sono spesso interrogati sui limiti del sindacato devoluto (dapprima) al Conservatore del Registro e (successivamente) al Giudice del Registro. In tale prospettiva, è pacifico che tali soggetti debbano esercitare un controllo che si appunta sui requisiti formali della domanda (competenza dell’Ufficio, provenienza e certezza giuridica della sottoscrizione, riconducibilità dell’atto da iscrivere al tipo legale, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione). Tuttavia, un controllo meramente formale non esaurisce i poteri (e la funzione) del Conservatore. Al Conservatore, infatti, è demandato anche il compito di verificare il “concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione” (art. 2189, co. 2, c.c.): tale compito, evidentemente, implica l’accertamento della corrispondenza dell’atto o del fatto del quale si chiede l’iscrizione a quello previsto dalla legge (art. 11, d.p.r. 7 dicembre 1995, n. 581) in ciò sostanziandosi il cd. controllo qualificatorio”.

Nel caso concreto, rileva il Giudice, è vero che veniva flaggata la casella “cancellazione dal registro delle imprese”; ma era altrettanto vero che nella documentazione inviata, v’era anche la “dichiarazione di inizio attività, variazione dati…”, ove l’istante aveva flaggato, nel quadro A, la casella “variazione dati”, e non quella di “cessazione attività”; aveva, inoltre, flaggato la sezione 2 “affitto di azienda” e, ancora, aveva precisato che la cessazione riguardava solo le attività secondarie esercitate, e non quella prevalente oggetto del fitto d’azienda.

Pertanto, il Giudice ha ritenuto “evidente l’errore commesso dall’istante nell’inviare uno dei moduli flaggando la casella sbagliata e tale errore era altresì evidente all’Ufficio alla luce degli altri moduli inviati”.

Ciò a fortiori, se si considera che la ditta X “ha continuato ad esercitare attività economica, percependo, quanto meno, i fitti pattuiti nel contratto di fitto, e che la medesima, alla cessazione del contratto, se non rinnovato, riprenderà anche ad esercitare l’attività temporaneamente ceduta”.

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Giusto e corretto è il decreto de quo, con i suoi riferimenti alla portata del cd. “controllo qualificatorio”, da parte del Conservatore del Registro, in quanto, diversamente opinando, ossia ritenendo che quest’ultimo non possa verificare la compatibilità logico-giuridica tra i vari dati comunicati e di cui si chiede iscrizione al Registro delle Imprese, rilevando eventuali errori materiali, verrebbe ad essere vanificata la stessa funzione del registro delle imprese: ne potrebbe conseguire, infatti, la possibilità di iscrizioni di dati tra loro incompatibili, e il venir meno di ogni possibile legittimo affidamento da parte dei terzi, in ordine alla legalità ed alla validità delle informazioni contenute nel registro stesso.

Peraltro, nel caso di specie, oltre ad essersi rilevato l’errore materiale sulla base di indicazioni tra loro distoniche, s’era anche fornita la prova del “fatto dinamico”: cioè che la ditta X aveva continuato in realtà ad operare – e dunque ad esistere – pur dopo l’avvenuta (involontaria) cancellazione dal Registro.

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